SABATO 25 FEBBRAIO ore 21

IL MALATO IMMAGINARIO ovvero Le Molière Imaginaire

IL MALATO IMMAGINARIO

 ovvero Le Molière Imaginaire 

da 

Molière

con

Augusto Masiello, Marco Manchisi, Sara Bevilacqua, Ilaria Cangialosi, Paolo Summaria, Michele Cipriani, Daniele Lasorsa/Christian Di Filippo

musiche

Nino Rota

arrangiamenti musicali

Michele Di Lallo

spazio e luci

Vincent Longuemare

assistente alla drammaturgia

Loreta Guario

costumi

Luigi Spezzacatene - Artelier Casa d’Arte

regia e riscrittura

Teresa Ludovico

produzione

Teatro Kismet

Il malato immaginario fa parte di Openteatro, la promozione del Circuito Teatrale Monza e Brianza pensata per incentivare e sviluppare la curiosità del pubblico verso tutte le sale del nostro territorio. Scopri come usufruirne cliccando sull'immagine

Una casa del sud, in un bianco e nero da pellicola neorealista, con qualche lampo di colore.


Una maschera, Pulcinella, espressione di quell'anima popolare, beffarda, liquida che pervade tutta l’opera di Molière, apre e chiude il malato immaginario che Teresa Lodovico ha firmato per il Kismet Opera. Questa celebre maschera compare anche nel corpo di una rappresentazione che è sì la messa in scena della celebre commedia, ma anche la quarta replica del suo debutto, quella in cui Molière, nel ruolo di protagonista, si accascia al suolo per poi morire dopo poche ore.


Questa interessante rilettura riesce a sintetizzare brillantemente situazioni storiche, suggestioni interpretative e diverse istanze culturali, mettendo anche in risalto il debito verso la Commedia dell’Arte che l’autore francese non nascose mai.
Un malato brontolone accudito da una serva petulante e ficcanaso. Una figlia angelica, una moglie perfida, un fratello consigliere, un giovane innamorato e medici, tanti medici che millantano crediti, maschere farsesche in un mulinello a volte assordante, una danza grottesca di quel quotidiano stretto fra le pareti domestiche dove ogni sussurro si amplifica, dove covano intrighi, dove si fingono finzioni. E il malato? Imaginaire… Per il malato Argante, “vivere è essere malati”! Non gli interessa la guarigione, ma quel mistero che i medici, con la loro presenza, le loro cure, le loro formule in latino gli promettono. La malattia come bisogno di non esistere, di addormentarsi, finché tutta la vita sia risucchiata da quel nulla che aspira all'eternità.


Solo una malattia immaginaria può proteggere dalla disperazione di vivere. Argante è un solitario e il suo è un immenso monologo. Forse solo Molière sarebbe potuto essere il suo interlocutore; infatti, eccezionalmente, viene citato in scena cancellando così il diaframma tra il teatro e la realtà, tra la recitazione e la vita. Tra Molière e Argante c’è una relazione misteriosa e profonda, non è la malattia il loro punto di incontro ma la comune vocazione immaginaria, la loro separazione dalla realtà.


La musica, negli spettacoli di Molière era fondamentale, storica la collaborazione con Lully, compositore italiano di corte, e storica la rottura del loro rapporto in occasione della messa in scena de Il malato immaginario.

Avendo Nino Rota composto Le Molière imaginaire si è “immaginato” che i due artisti si incontrino e dialoghino; tre secoli li separano ma l’arte non conosce tempo e spazio. Un Molière anche per raccontare l’artista Molière, la vita di chi professa la fede del teatro. 

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